Triglio

Gianfranca Mazzei

Da Gianfranca

Dal primo accessorio venduto a 14 anni a un salotto nel centro storico.

Gianfranca Mazzei non arriva a Cosmo da una strategia. Arriva da una storia lunga, fatta di lavoro, interruzioni nette e ripartenze non previste. Dopo trent’anni legati a un marchio importante dell’abbigliamento, tutto si ferma “in tre secondi”.
Un licenziamento secco. Un momento brutto. Poi il vuoto.

«Ci siamo dovuti reinventare».

La reinvenzione non passa dall’altrove, ma dal restare. Dal centro storico di Cosenza, dove Gianfranca vive da quasi vent’anni e che continua a sentire come il luogo più bello della città. Non per nostalgia, ma per possibilità. «Qui c’è ancora tanto da dare», dice. E se c’è qualcosa da dare, per lei va fatto.

In via Gravina, accanto a Palazzo Arnone, prende forma il suo salotto. Non lo chiama negozio, e non è un vezzo. È uno spazio in cui l’abbigliamento convive con il tempo lento: un caffè, un tè, una sigaretta nel giardino nascosto. «La signora entra, guarda un abito. Se le piace lo compra, se no ha bevuto un caffè. Va bene lo stesso».

I tessuti sono scelti uno a uno: cotone puro, sete che parlano di eleganza, marchi di nicchia del Made in Italy. Ma l’alta moda, qui, non è posa. È attenzione al dettaglio, è cura, è relazione. Un viaggio fatto di piccoli gesti, ripetuti e mai identici.

Il lavoro di Gianfranca è un esercizio quotidiano di invenzione. «Mi invento ogni giorno», dice. Un fiore in più nel giardino. Un dolce diverso da quello del bar. Un’accoglienza che cambia. Non per stupire, ma per far sentire che quel posto è vivo.

Dietro questa scelta c’è la famiglia. Senza retorica. Quando tutto crolla, è il marito a dirle: «Perché non facciamo qualcosa per noi? Fai quello che sai fare tu, ma a modo tuo». Da lì nasce la boutique, dentro un palazzo del Cinquecento, tenuta in piedi da fiducia, rischio e passaparola.

«Qui a Cosenza non c’è ancora una vera cultura del centro storico». Chi arriva spesso resta sorpreso. Non sapeva che esistessero posti così. Il passaparola diventa allora il vero motore: persone che scoprono, raccontano, tornano.

Gianfranca lavora molto. Lo dice senza falsa modestia. Lavora per la famiglia, lavora per il suo spazio, lavora per chi entra. Ma soprattutto continua a guardare avanti. Ai giovani. «Io vado dietro i giovani», dice ridendo. Non per inseguirli, ma per imparare. Dalle figlie, da chi le passa accanto, da chi porta nuove energie. «Mi danno una carica enorme».

Il suo salotto non è un rifugio, né un’eccezione. È un luogo che funziona perché viene abitato, rimesso in discussione, reinventato ogni giorno. Qui si può fare quello che si vuole: comprare, non comprare, fermarsi, parlare.
Ed è forse proprio questo il suo gesto più radicale.

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Da Gianfranca

Abbigliamento

Via Gian Vincenzo Gravina, 12

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